"Una cosa piccola ma buona", racconto di Raymond Carver, tratto dalla raccolta "Cattedrale". Traduzione di Francesco Franconeri.
OPEN
EDIZIONI EINAUDI
2011
Una delle colonne portanti del nostro staff è un vero appassionato di sport - in genere - e di tennis - in particolare. Tra i libri della nostra Bookshelf potrete trovare, grazie a lui, uno dei più letti best-seller degli ultimi anni, ossia quello che vedete nell'immagine qui sopra: Open, an autobiography.
A detta di Mario - ossia una delle colonne portanti di cui sopra, di cui sveleremo di più molto presto - il testo è molto affascinante: Andrè Agassi - classe 1970 - negli anni '90 è uno dei più forti tennisti al mondo, grazie alla spinta di un padre - di origine iraniane ed armene - che credeva immensamente nel talento del figlio ma che schiacciò psicologicamente con la sua personalità brutale e ossessiva e compulsiva. Agassi rimane per tutta la vita imbrigliato, nel suo intimo, tra l'odio profondo per il tennis e, ci viene da dire, per la rappresentazione che questo sport ha per lui, ossia appunto al figura paterna, e l'amore per il gioco, per l'unica cosa che ha imparato a fare davvero bene. Insomma, un uomo miliardario, vincente e di successo ci confessa di essere in fondo una persona comune che combatte la sua interiore lotta tra ciò che deve fare e odia e ciò che fa e ama, di una persona che a 20 anni giocava contro i più grandi del mondo e ci giocava per colpa e/o per merito di quel padre che lo costringeva a ore eterne e disumane di allenamento nel campetto dietro casa. Agassi dunque è un bambino cresciuto, un prodotto del padre, un uomo che solo in età adulta capisce chi è davvero mettendo in pratica ciò che ha ereditato, ossia la costanza e la capacità di arrivare fino in fondo, diventando così un filantropo che manco l'Innominato di Manzoni.
Bene.
Una storia molto banale, di per sé, ma che è invece stata un successo internazionale soprattutto perché - a detta di molti - è scritta-davvero-bene.
Agassi romanziere di se stesso? Non ci credo manco per un secondo, e scopro facilmente (grazie internet!) che il grosso lavoro di raccolta dati e di narrazione è di un ghostwriter [cos'è un ghostwriter?] di altissimo livello, di cui racconta qualcosa di più LINKIESTA: J.R. Moehringer.
Ripensando quindi a quanto sia importante scrivere, quanto siano belle e capaci di farci esprimere le parole e come sia fondamentale saper raccontare, intensamente, realmente, scientificamente e passionalmente, subito torna alla mente un libricino che ha segnato la vita del Narratore, un libro di immenso valore che va consigliato assolutamente, anche se non si è stati tennisti e manco degli sportivi, forse a volte un po' competitivi - solo a volte, e male:
Il Tennis come esperienza religiosa, di David Foster Wallace. Parleremo di questo testo in altri con-testi e speriamo di poterlo rendere disponibile nella nostra libreria molto presto in modo da regalarlo ai nostri clienti.
Possiamo però anticipare che alcuni dei più intensi e sentiti passi del saggio - perché questo è, un saggio sul tennis - riguarda un altro grandissimo tennista che stimiamo tantissimo, per la classe, la capacità di gioco, l'umanità: lo svizzero Roger Federer.
Non importa nemmeno sapere chi sia o essere appassionato di tennis in maniera fanatica per apprezzare il valore di un uomo che fa del proprio lavoro un'arte: basta guardarlo.
Staff Bar Kahlùa

Nessun commento:
Posta un commento